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| Ettore Frani 1978, Termoli (CB), Italia |
La pioggia sui vetri ed increspature di silenzi e spazi. Impronte di vita su metalli corrosi.
Notte e fuliggine, come negativi fotografici esposti agli acidi. Lastre consunte dal tempo e dalla memoria. L'inganno dei sensi che denuda la verità di un viaggio, di un ricordo, di un sorriso o di un amore. Brandelli anatomici del giorno per giorno.
Non solo i beati, ma anche i dannati possono vivere su un'isola. La fuga dal mondo diventa una sciagura se si è dimenticato di comprare il biglietto di ritorno. Gli psicologi parlano, in questo contesto, di personalità schizoide. Lo schizoide fa di tutto per conquistarsi quella che chiama la sua indipendenza. Si barrica dietro i sentimenti degli altri e soffoca i propri.
D.H. Lawrence ha descritto l'evoluzione di un uomo che, pur di evitare il contatto con gli altri, si ritira su isole sempre più piccole, sempre più desolate, finchè sull'ultima isola rocciosa aspetta la morte in completa solitudine: "La sua unica soddisfazione derivava dalla sensazione di essere assolutamente solo e dal sentire lo spazio penetrare piano dentro di sé, con il mare grigio e l'isola lambita dal mare sotto i piedi. Nessun altro contatto, soprattutto niente di umano che potesse toccarlo e incutergli paura. Nient'altro che spazio nebbioso, oscuro, circondato dal mare. Questo era il suo pane quotidiano".
© paroleopache
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Ierofanico 2007












