Imago





A cosa sarebbero serviti i molti esperimenti dell'arte visiva, della scultura e della pittura, se fossero rimasti chiusi nel loro ristretto campo e gli artisti non avessero avuto la possibilità di dialogare con tutte le altre arti, espandersi oltre la tela, occupare lo spazio del palcoscenico e della vita?L'intero persorso delle arti, durante il Novecento, è caratterizzato da un'irrefrenabile tensione al cambiamento, al rinnovamento. La parola d'ordine, dall'inizio del secolo in poi, sembra essere solo una: 'rottura'. Rottura con le forme e i modi attraverso i quali l'arte si era espressa fino a quel momento e con tutto ciò che rappresentava in passato. E, in modo apparentemente contraddittorio, proprio attraverso questa pulsione alla rottura, le arti intraprendono un cammino di riscoperta e rivalutazione di valori primari, legati all'origine dell'uomo e del suo modo di rapportarsi con il mondo. Attraverso questo processo il corpo diventa protagonista assoluto della ricerca artistica, centro indiscusso di interesse e sperimentazione, punto di incontro ideale tra le arti figurative e quelle performative. Quella del corpo, nel Novecento, diventa quindi la storia di una ossessione senza fine. E raccontare questa storia attraverso le esperienze artistiche diventa quindi come raccontare un sogno che ha reso il corpo lo strumento privilegiato per conferire spessore a nuove concezioni estetiche audaci e ribelli.