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| Frank AUERBACH [29 aprile 1931, Berlin, Germania] Frank Auerbach Online |
Essere cresciuto ai tempi d'oro dei dischi in vinile è stato, per certi aspetti, una gran fortuna. Anzitutto ci si sente come dei reduci: "...certo che me lo ricordo, avevo anche il disco!". Di tanto in tanto si incontra ancora qualcuno che risponde così quando ci si ritrova a parlare di vecchie glorie musicali. Per me, aprire un vinile, scartarlo dalla sua pellicola di cellophane, era un gesto magico che eseguivo quasi trattenendo il respiro. Era come infilare le mani nel cilindro di un mago per estrarne chissà quale sorpresa. E molto spesso, infatti, al suo interno trovavo posters, adesivi, cartoline, libretti, tromp-l'oeil, cerniere da aprire, banane di carta da sbucciare, figurine pop-up e inserti rotanti.
A volte si trasformavano addirittura in reali quotidiani da sfogliare. Divertenti invenzioni che diventavano vere e proprie opere d'arte dal packaging fantasioso.
Per noi cultori avere nelle mani quegli oggetti era decisamente un bel guardare e toccare. In alcuni casi le covers venivano usate per diffondere vere opere di artisti grafici più o meno famosi.
E' stato il caso di Oil On Canvas (1983) dei Japan che in copertina riproduceva un dipinto di Frank Auerbach ("Head of J.Y.M. II [1]). Le spesse pennellate di colori, come trascinate da vorticosi turbini incrociati, creavano sulla superficie del dipinto i lineamenti del viso reclinato verso l'alto. Un ritratto sofferto, pittura non piacevole, per nulla riposante, espressiva, spessa e comunque sensuale come burro. Il dipinto di Auerbach invitava a entrare in un mondo fatto di movimenti contorti, senza regole di tempo e spazio, dove la sovrapposizione degli strati di pittura veniva graffiata, rimossa e in parte manipolata, mettendo così a nudo il solo lato drammatico.
A volte si trasformavano addirittura in reali quotidiani da sfogliare. Divertenti invenzioni che diventavano vere e proprie opere d'arte dal packaging fantasioso.
Per noi cultori avere nelle mani quegli oggetti era decisamente un bel guardare e toccare. In alcuni casi le covers venivano usate per diffondere vere opere di artisti grafici più o meno famosi.
E' stato il caso di Oil On Canvas (1983) dei Japan che in copertina riproduceva un dipinto di Frank Auerbach ("Head of J.Y.M. II [1]). Le spesse pennellate di colori, come trascinate da vorticosi turbini incrociati, creavano sulla superficie del dipinto i lineamenti del viso reclinato verso l'alto. Un ritratto sofferto, pittura non piacevole, per nulla riposante, espressiva, spessa e comunque sensuale come burro. Il dipinto di Auerbach invitava a entrare in un mondo fatto di movimenti contorti, senza regole di tempo e spazio, dove la sovrapposizione degli strati di pittura veniva graffiata, rimossa e in parte manipolata, mettendo così a nudo il solo lato drammatico.












