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Don VAN VLIET [Glendale, 15 gennaio 1941 – Arcata, 17 dicembre 2010] http://www.beefheart.com/ |
Uno dei più influenti dischi di tutta la storia rock, una bomba incendiaria per le impressionabili menti del 1968, nacque in solo otto ore e mezza tra il salotto di una casa a San Fernando Valley e un piccolo studio fuori Los Angeles, nei locali di una chiesa mormone. Era il 1969.
"Quattro ore per la musica e quattro e mezza per i miei cantati". Zac. Fatto. Le classifiche non avrebbero minimamente riportato quell'evento, ma il rock "diverso" non sarebbe stato più lo stesso dopo quell'ora e mezza di canzoni surreali, di free freak visionario, di dada nel cuore del Delta Blues. Don Van Vliet (in arte Captain Beefheart) dopo essersi ritirato dalle scene, è stato un pittore apprezzato e quotato, ma ricordava quell'album come il più fulgido suo e della Magic Band, l'accolita di bandidos ultrarock con cui da quattro anni girava proponendo una sua versione incendiaria e urticante di rock-blues. Howlin' Wolf era il suo nume, la stella polare nei cieli di Chicago. Ma nelle sue farneticazioni a bocca spalancata quel lupo blues era diventato un licantropo, che senza freni divorava emozioni, storia, buone maniere, musica, musicisti, tutto insieme in una grande bouffe da nono grado della scala Richter.
"Trout Mask Replica" era un sublime manifesto di stravaganza, un esagerato inno all'immaginazione al potere, con radici che oltre il blues si diramavano verso il jazz di Albert Ayler, Ornette Coleman, Sun Ra e, sul versante rock, verso "Absolutely Free" di Frank Zappa.
Infatti fu proprio lui a patrocinare il disco e a intuire che Beefheart, suo amico d'infanzia, era sprecato come bluesman eccentrico e poteva, doveva osare di più. "Trout Mask Replica" uscì per la sua etichetta Straight e Zappa lo immaginò assolutamente live & naif, come "una registrazione antropologica sul campo". Ma il sospettoso Beefheart non capì: pensò che Zappa volesse risparmiare e pretese uno studio vero, lamentandosi poi che l'amico produttore lo aveva trasformato "...in un orribile freak" senza riguardo per la sua arte.
In realtà Zappa aveva ragione: Beefheart e i suoi non erano grandi musicisti ma una great ball of fire, un prodigioso luogo dello spirito. E se il disco fece epoca non fu solo per le sua grandi canzoni sconnesse (da Dachau Blues a Dali's Car a Ella Guru) ma anche per la magica atmosfera in cui era immerso. Quella sorprendente copertina, per esempio, o le foto a colori polarizzati che ritraevano i bandisti con strane tube, occhiali e palandrane. E i nomi stessi dei protagonisti, che sembravano iscritti a un'anagrafe venusiana come Zoot Horn Rollo, Antennae Jimmy Semens e Mascara Snake.
"Il lavoro terminò alle sei di mattina del giorno di Pasqua del '69" ricorda Zappa nella sua autobiografia. "Telefonai al gruppo e loro vennero, ascoltarono e ne furono entusiasti, vestiti come si deve per andare alla messa".
In realtà Zappa aveva ragione: Beefheart e i suoi non erano grandi musicisti ma una great ball of fire, un prodigioso luogo dello spirito. E se il disco fece epoca non fu solo per le sua grandi canzoni sconnesse (da Dachau Blues a Dali's Car a Ella Guru) ma anche per la magica atmosfera in cui era immerso. Quella sorprendente copertina, per esempio, o le foto a colori polarizzati che ritraevano i bandisti con strane tube, occhiali e palandrane. E i nomi stessi dei protagonisti, che sembravano iscritti a un'anagrafe venusiana come Zoot Horn Rollo, Antennae Jimmy Semens e Mascara Snake.
"Il lavoro terminò alle sei di mattina del giorno di Pasqua del '69" ricorda Zappa nella sua autobiografia. "Telefonai al gruppo e loro vennero, ascoltarono e ne furono entusiasti, vestiti come si deve per andare alla messa".
"Some Yoyo Stuff"
is an observation of the observations of DON VAN VLIET
and documented on film by ANTON CORBIJN © 1994












