Parigi

Una volta ho visto
una mostra al 'Musée du Luxembourg' di Parigi.
Il titolo, "Modigliani: un ange au visage grave", era ripreso da una frase che lo stesso Modigliani scrisse su una lettera del 1913 all'amico Paul Alexandre.

Può sembrare strano, ma parlava della felicità.

Una volta uscito, con ancora negli occhi la bellezza dei dipinti, lungo la strada ho incrociato
lo sguardo con la testa di un manichino esposto nella vetrina di un negozio.
E per un attimo ho creduto fosse veramente il viso di Jeanne Hébuterne, fuoriuscito dalla tela.

Quel prolungamento sensoriale che mescola la realtà con l'immaginazione
dovrebbe essere uno degli scopi dell'arte.

Qualche giorno più tardi iniziò a nevicare copiosamente e l'intera città si raccolse in un surreale silenzio ovattato.
Mentre ero nei giardini delle Halles per scattare alcune foto, ho sentito un bambino gridare di stupore
e chiedere a suo padre cosa fosse quella cosa che scendeva dal cielo:  
C'est la neige, mon petit!,
E' la prima volta che la vedo! 
fu la risposta.

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